Accademia Salentina degli scacchi

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ANEDDOTI SUGLI SCACCHI

 

 

Sissa, l''inventore degli scacchi

Secondo un'antichissima leggenda indiana, l'inventore dgli scacchi fu Sissa, maestro di un principe. Con questo gioco, Sissa volle educarlo a capire che il re, senza l'appoggio dei sudditi non vale niente. In premio Sissa chiese un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza e così via, sempre raddoppiando. Sembrava una richiesta modesta, ma significava ben 18.446.744.073.709.551.616 chicchi, una quantità tale che i raccolti di tutto il mondo non bastavano a soddisfare!

 

 

 

L'Ineffabile Cucoch

 L'automa scacchistico in un disegno dell'epoca   

Personaggi e interpreti:
L'Ineffabile Cucoch, assidua frequentatrice della Scacchistica Milanese e indefessa giocatrice capace di difendere con convinzione posizioni quasi surreali.
Un burlone.
Un cinico.
La scena si svolge al solito Iudi Club al termine di un imprecisato torneo open. Ed ora via col racconto.

L'Ineffabile passeggiava tra i tavoli alla ricerca di un fortunato al quale rivelare nascosti e infallibili tatticismi, quando la sua attenzione fu attratta da due signori che analizzavano tranquillamente la loro partita appena terminata. Avvicinatasi al tavolo, osservo' per alcuni secondi la posizione quindi dichiaro' perentoriamente: "Se il Nero sacrifica l'Alfiere in h6 il Bianco prende matto!". Dopo aver valutato per alcuni secondi la mossa e averne appurato la totale assurdita' i due ringraziarono e ripresero ad analizzare. Un po' risentita per una tale mancanza di considerazione, l'Ineffabile prese l'Alfiere, catturo' il pedone in h6 e con encomiabile perseveranza ribadi': "Ecco vede, ora il Re avversario e' indifeso e verra' mattato". "Oddio, ha proprio ragione! Come ho fatto a non pensarci?" disse il piu' burlone dei due. "Non se la prenda", rispose magnanimamente l'Ineffabile. "Lei che categoria e'?". "Seconda sociale", rispose il burlone. "Ora capisco", esclamo' con fierezza l'Ineffabile. "Vede, io sono terza nazionale e certe cose non mi sfuggono". Dopo aver ringraziato per l'aiuto prezioso, il burlone e il suo avversario se ne andarono ridacchiando mentre l'Ineffabile rimase a fissare la posizione con espressione beata e felice. La storia, quindi, avrebbe potuto avere un lieto fine se il solito cinico, che aveva assistito alla scena insieme a molti altri, non avesse avuto l'infelice idea di indicare alla poveretta il cartellino accanto alla scacchiera del burlone sul quale campeggiava la scritta: GM M. Cebalo (elo 2550).

L'automa scacchistico


"Il Turco" di Marco Blasutig, 1998
Nel Settecento ebbe vasta fama un automa che strabiliò non poco i giocatori dell'epoca per la sua bravura nel gioco degli scacchi. Esso aveva le sembianze di un Turco seduto dietro una scrivania chiusa sul davanti da tre sportelli e con due cassetti sul fondo.

Tale automa fu presentato come attrazione spettacolare per la prima volta dal barone von Kempelen e l'esibizione consisteva in due distinte fasi. Nella prima il padrone dell'automa apriva gli sportelli ad uno ad uno per far vedere agli spettatori il complesso sistema di ingranaggi, fili e rotelle che azionavano l'automa, nella seconda invitava qualche astante a sfidare il marchingegno in una partita sulla scacchiera presente sulla scrivania. Inutile specificare che gli sfidanti venivano regolarmente battuti!

La celebrità del "Turco" si diffuse in modo così rapido che alcune posizioni di partite disputate dall'automa furono raccolte ed esaminate in opere di famosi giocatori di quel periodo, come Giovanbattista Lolli ed Ercole Del Rio.

L'automa incontrò anche l'interesse di molti personaggi illustri, fra cui quello di Federico II di Prussia, che volle assolutamente acquistare codesta meraviglia meccanica, sborsando una cifra ingente. Fu così che chiaramente venne alla luce l'imbroglio!

In realtà il "Turco" non era altro che un manichino che racchiudeva al suo interno un nano bravissimo nell'arte del Nobil Giuoco, al quale il padrone dell'automa segnalava le mosse effettuate sulla scacchiera della scrivania con un complesso sistema di levette. In questo modo il nano poteva ricostruire la posizione su una piccola scacchiera all'interno del manichino e pertanto azionare il braccio mobile dell'automa per effettuare la mossa di risposta.

Quando il barone von Kempelen scoprì l'imbroglio, il "Turco" finì abbandonato in una cantina. In seguito fu comprato per pochi soldi da Leonardo Maelzel, fratello dell'inventore del metronomo, e portato come attrazione da spettacolo in varie nazioni dell'Europa e, infine, in America, dove rimase distrutto in un incendio a Philadelphia, nel 1854.

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